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PER SEBASTIANO TIMPANARO

 

 

Ricordo di un grande filologo    
     
Sebastiano Timpanaro, nato a Parma nel 1923, è scomparso, dopo breve e inesorabile malattia, nel novembre del 2000, a Firenze, dove viveva da moltissimi anni. La sua morte lascia un vuoto gravissimo non solo negli studi classici, ma in tutta la cultura italiana e internazionale (egli era, tra l’altro, socio della Accademia Nazionale dei Lincei e della British Academy).
     
    
  Questa pagina intende essere un primo modestissimo omaggio alla memoria di un grande intellettuale e di un uomo veramente buono e generoso, capace di affetti profondi e sinceri. Sebastiano Timpanaro era stato tra i primissimi ad aderire alla Accademia Fiorentina di Papirologia e di Studi sul Mondo Antico, nel cui progetto aveva creduto fino dall’inizio, e che aveva caldamente incoraggiato (nella foto, Sebastiano Timpanaro, a sinistra, con Rosario Pintaudi, nella Biblioteca Medicea Laurenziana, nel corso della ‘anteprima’ del Convegno Internazionale di Papirologia tenuto a Firenze nell’estate del 1998).
 
 

Iniziative in memoria di Sebastiano Timpanaro

 

A Timpanaro sarà dedicato un numero unico della rivista «Il Ponte». Sono inoltre in fase di progetto convegni sulla sua figura, dei quali sarà fornita informazione su questa pagina e tramite il Notiziario Italiano di Antichistica. Alcune prime, assai efficaci, rievocazioni sono state fatte a Firenze da Sergio Landucci, e a Pisa da un gruppo di amici, tra i quali Michele Feo, Francesco Orlando, Rosario Pintaudi.

Una raccolta dei più recenti scritti filologici di Timpanaro (insieme ad alcuni meno recenti, rimasti fuori dai diversi Contributi) sarà curata da Emanuele Narducci (già autore di un ‘ritratto critico’ di Sebastiano Timpanaro in «Belfagor» 40, 1985, pp. 283-314) e pubblicata nella collana del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Firenze. Il volume conterrà anche una bibliografia completa di Timpanaro, che egli aveva approntato personalmente, e che è stata messa cortesemente a disposizione dalla moglie Maria Augusta Timpanaro Morelli (alla quale vanno i ringraziamenti della Accademia anche per avere concesso la riproduzione delle foto che illustrano questo pagina web). A Emanuele Narducci la Direzione della rivista «Maia» ha inoltre affidato il compito di scrivere un nuovo lavoro d’insieme sulla personalità intellettuale di Sebastiano Timpanaro.
  
 

 

Un maestro senza cattedra

 

Temperamento schivo, Timpanaro si è tenuto lontano dall’insegnamento universitario. Negli anni quaranta, ha insegnato per qualche tempo materie letterarie in scuole di avviamento professionale della provincia di Pisa. Successivamente ha lavorato per molti anni, fino al pensionamento, in una casa editrice fiorentina. Ma, pur rinunciando all’attività didattica istituzionale, Egli ha insegnato per lunghissimo tempo, a giovani e meno giovani, al di fuori di ogni sede istituzionale (nella foto, Timpanaro, primo da destra, con gli alunni di una sua classe, negli anni quaranta). Ad Antonio Rotondò, docente di Storia Moderna presso l’Università di Firenze, va il merito di averlo indotto, alcuni anni fa, ad accettare per qualche tempo un posto di professore a contratto, nel contesto di un seminario volto a indagare le origini della filologia neotestamentaria. Da Timpanaro, come dai giovani allievi del seminario, questa troppo breve esperienza è stata sempre ricordata come quella di un periodo particolarmente felice.

 
     
Allievo a Firenze di Giorgio Pasquali, nella sua produzione Sebastiano Timpanaro ha dato largo spazio alla filologia classica (soprattutto, ma non solo, quella latina), e della filologia ha sempre conservato la rigorosa disciplina; ma la sua ricerca si è indirizzata anche lungo filoni molteplici e diversi, seguendo un’inquieta varietà di interessi: Giacomo Leopardi e la cultura dell’Ottocento italiano ed europeo, il materialismo e il marxismo, il pensiero di Sigmund Freud; filoni in apparenza difficilmente conciliabili, ma tutti più o meno organicamente connessi con le riflessioni teoriche scaturite da una più che trentennale milizia politica, prima nel Partito Socialista Italiano, poi in altre formazioni della sinistra anticapitalista ed antistalinista.

 

 

Timpanaro sul web

 

Le poche schermate di una pagina web non consentono di illustrare in maniera adeguata una figura intellettuale ricca e complessa come quella di Sebastiano Timpanaro. Ci limitiamo a poche indicazioni schematiche, che speriamo possano invitare i visitatori di questo sito a rileggere, o a leggere per la prima volta, i suoi scritti. La lezione di Timpanaro merita tanto più di essere meditata in un tempo come il nostro, dove la cultura, anche quella di fascia più ‘elevata’, sembra obbedire alle esigenze del business e del mercato, e dove la propaganda dei giornali e degli altri mass media, con il suo continuo alimentare miti effimeri (nei confronti dei quali soprattutto i più giovani sono privi di protezione), oscura e condanna a una sorta di damnatio memoriae l’opera di quanti hanno maggiormente contribuito, in lunghi decenni, a mantenere alto il livello della produzione intellettuale nel campo degli studi umanistici.

  
 
Gli studi filologici
 

 

 

Gli studi propriamente filologici di Sebastiano Timpanaro si sono indirizzati, essenzialmente, lungo due direzioni: da un lato una serie nutrita di articoli, contributi esegetici e noterelle a passi di autori antichi; dall’altro la ricostruzione (intrecciata alla riflessione metodologica) di momenti importanti della storia della filologia classica. Vanno ricordati anche i saggi e gli articoletti in cui Timpanaro, con pietas e penetrazione psicologica mai disgiunte da senso critico, ha talora rievocato figure di singoli studiosi, amici o maestri scomparsi (uscirà postuma la introduzione a una raccolta di scritti sulla scienza antica della madre, Maria Timpanaro Cardini, in cui la rievocazione della figura di questa studiosa si dilata in un quadro felicissimo di alcuni ambienti intellettuali e politici italiani soprattutto nella prima metà del Novecento).

Nei contributi esegetici Timpanaro spesso muove da singoli passi, per allargare il discorso a fatti linguistici, metrici, a volte storici di portata più ampia; e per poi tornare a farne convergere le risultanze sul passo dal quale l’indagine si era avviata. Tra gli studi principali in questo settore: La genesi del metodo del Lachmann (Firenze 1963; Padova 1985; traduzione tedesca, Die Entstehung der Lachmannschen Methode, Hamburg 1971); Contributi di filologia e di Storia della lingua latina, Roma 1978; Per la storia della filologia virgiliana antica, Roma 1986; Nuovi contributi di filologia e storia della lingua latina, Bologna 1994; uscirà postumo il volume Virgilianisti antichi e tradizione indiretta (nella foto, Timpanaro, a destra, con Hermann Fränkel, di fronte al Duomo di Pisa, all’inizio degli anni cinquanta).
  
 

 

Gli studi su Leopardi e l’Ottocento

 

Timpanaro ha dedicato studi di rilievo notevolissimo a Giacomo Leopardi e alla cultura dell’Ottocento italiano ed europeo (La filologia di Giacomo Leopardi, Firenze 1955, terza ediz. Roma-Bari 1997; Classicismo e illuminismo nell’Ottocento italiano, seconda ediz. Pisa 1969, Aspetti e figure della cultura ottocentesca, Pisa 1980; Antileopardiani e neomoderati nella sinistra italiana, Pisa 1982; Il socialismo di Edmondo de Amicis: lettura del ‘Primo Maggio’, Verona 1983; Nuovi studi sul nostro Ottocento, Pisa 1995). Nel 1969 ha curato, con Giuseppe Pacella, un’edizione degli Scritti Filologici di Leopardi. Da Timpanaro, il pensiero di Leopardi viene valutato nel quadro generale della rivendicazione della fecondità di una tradizione propriamente classicistico-illuministica, che rimase legata al razionalismo settecentesco avversando lo spiritualismo e la religiosità dei romantici. L’accento batte sul raccordo tra materialismo e pessimismo: sviluppando in maniera originale spunti di origine sensistica, Leopardi elabora una visione del mondo e dell’uomo tanto ‘vera’ quanto difficile da accettare: la costituzione fisico-psichica dell’uomo è tale che egli necessariamente prova molto più sofferenza che godimento; malattia, vecchiezza e morte, fugacità del piacere sono così i tratti distintivi dell’esperienza dell’uomo nel mondo. All’interesse per l’illuminismo si collega un’edizione italiana del Buon Senso del barone d’Holbach, con ampio saggio introduttivo (Milano 1985).

  
 

 

Gli studi sul materialismo

 

La riflessione sul pensiero di Leopardi ha portato Timpanaro a intervenire nel dibattito filosofico sul materialismo e sul marxismo (Sul materialismo, Pisa 1970, Milano 1997; trad. ingl. 1975). Timpanaro rifiuta la tendenza, diffusa nel marxismo italiano ed europeo degli anni sessanta e settanta (ma già in parte radicata nello stesso pensiero di Marx) a risolvere completamente la ‘natura’ dell’uomo nella sua ‘storicità’, nei rapporti sociali da esso instaurati, nella trasformazione e assimilazione della realtà esterna attraverso il lavoro e il processo produttivo; nella visione di Timpanaro, la natura è anche e soprattutto una forza che condiziona, logora e distrugge l’uomo. Da Leopardi, e più in generale da spunti presenti nell’illuminismo settecentesco, Timpanaro trae la prospettiva di un materialismo edonistico e pessimistico, innestandola sul ‘materialismo storico’ della tradizione marxista. Timpanaro amava definire questa Weltanschauung con il termine di ‘marxismo-leopardismo’: una simile visione «accetta l’analisi marxista della società e gli obiettivi della lotta politico-sociale e culturale che sono con essa congiunti»; ma per ciò che riguarda il rapporto tra l’uomo e la natura, questa concezione «si richiama al materialismo vero e proprio ... del Settecento e dell’Ottocento, all’edonismo che gli è organicamente connesso e alle conseguenze pessimistiche che, con maggiore coerenza e lucidità di chiunque altro, ne ha tratto il Leopardi» (Class. Ill., p. VIII).

 
Il ‘marxismo-leopardismo’ rifiuta le diverse concezioni della scienza che sono sorte dalla ‘svolta idealistica’ di fine Ottocento; d’altra parte, per Timpanaro il materialismo «è ben più che una teoria gnoseologica ...: è il riconoscimento dell’animalità dell’uomo ..., è radicale negazione dell’antropocentrismo e del provvidenzialismo di qualsiasi specie, è assoluto ateismo; è dunque una presa di posizione che si riferisce al posto dell’uomo nel mondo, ... ai bisogni dell’uomo e alla sua esigenza di felicità» (Sul materialismo, p. 255) (nella foto: una delle ultime immagini di Sebastiano Timpanaro, poco prima della sua scomparsa).
  
 

 

Gli studi sulla psicanalisi

 

Agli studi sul materialismo Timpanaro ha affiancato quelli sul pensiero di Freud, e sul suo ruolo nella cultura europea (Il lapsus freudiano. Psicanalisi e critica testuale, Firenze 1974; trad. ingl. London 1976; trad. spagn. Barcelona 1977; La ‘fobia romana’ e altri scritti su Freud e Meringer, Pisa 1992). Nel saggio acutissimo sul lapsus Timpanaro sottopone alla verifica dei criteri della filologia le spiegazioni di lapsus, dimenticanze ecc. fornite da Freud nella Psicopatologia della vita quotidiana. Il meccanismo del lapsus si rivela in più di un caso simile a quello che porta il copista di un manoscritto alla omissione o alla trascrizione erronea di una o più parole. Perciò l’errore non rimanda necessariamente a cause ‘profonde’, come la rimozione di argomenti spiacevoli e così via; si tratta, assai più spesso, di fenomeni che rientrano nell’ambito della ‘distrazione’; il lapsus ha in più di un caso cause’meccaniche’, che rimandano alla neuropsicologia, più che a esperienze sepolte nell’inconscio. Di qui l’operazione di Timpanaro passa a investire direttamente il problema della ‘scientificità’ del metodo freudiano, segnato da una concezione dell’inconscio che tende a misconoscere il carattere ‘meccanico’ di molti processi biologici, e rappresenta invece quella dell’inconscio (il quale vorrebbe tornare a esprimere il materiale rimosso) come una sorta di attività ‘finalistica’. La Psicopatologia resta valida soprattutto come quadro vivacissimo dei complessi e delle ipocrisie della buona società viennese nel periodo della Krisis: agli occhi di Timpanaro, la grandezza di Freud è più simile a quella di un grande scrittore (come Proust, Kafka, Musil, Joyce) che a quella di un grande scienziato.

     

 


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